Cannibal Holocaust (1980)

Cinema per palati forti.
Ruggero Deodato, genio del cinema di genere nostrano, considerato il crescente successo del fenomeno mondo-movie (documentari contenenti filmati shockanti di varia natura tipo riti tribali) decide nel 1979 di girare questa pellicola incredibile, e per molti versi inclassificabile.

Non fu la prima ascrivibile al genere “cannibale”, e nemmeno l’ultima visto che sul modello di essa ne vennero prodotte parecchie – spesso scadenti. Di certo però fu la più visionaria, innovativa e rivoluzionaria, specie per le scelte registiche che contiene.

Una definizione al volo.
Cinema filone “cannibale”: nell’italia degli anni ’70 prende largamente piede il cinema “di genere”, bello low budget e casereccio. Accanto alla commedia scosciata, ai poliziotteschi, all’horror gotico, al western etc etc si ritaglia un posticino anche il filone “cannibale”, che mostra di solito scienziati europei o ammeregan impegnati in spedizioni “suicide” in qualche angolo remoto del mondo dove dopo essersi persi finiscono per contribuire – in piccoli pezzi preconfezionati – alla dieta della tribù di turno.

Muovendo a Cannibal Holocaust, esso esprime l’apice del genere suddetto, scavalcandone i limiti intrinsechi per gettare lo sguardo – un feroce sguardo di critica – sulla società occidentale marcia e decaduta.

La trama è grossomodo conforme a quella sopra descritta, comune all’intero filone cannibalico (per chi proprio volesse approfondire consiglio Cannibal Ferox, perla del maestro Lenzi), senonchè Holocaust contiene idee di rara maestria registica e sceneggiatòrea (?).
Ambientato nella foresta amazzonica, il film vede quattro reporters d’assalto partire a caccia di immagini sensazionalistiche, per poi sparire misteriosamente. Alla loro ricerca viene spedito un antropologo. Che succederà?
Tornando agli elementi innovativi, azitutto va detto che il film precorre di vent’anni buoni l’idea dei vari “Blair witch project”, “Rec” etc cioè che siano gli stessi attori a mostrarci, camera alla mano, la discesa verso l’orrore, finale scannaporci compreso.
In secondo luogo Deodato sceglie diversi formati di pellicola per girare le varie parti del film, rovinandone volutamente alcune metri per dare un effetto “vissuto” al girato.
Proprio questa commistione di generi, di linguaggi mediatici, di piani narrativi è il fulcro del fascino di una pellicola che invecchiando emerge e migliora.
Altro fondamentale protagonista: la musica del maestro Ortolani, che ti porta a spasso il cervello commentando con suites dagli archi dolci e cullanti scene splatter e violente ai limiti del gurdabile, salvo poi decollare e farsi pulsante ed ipnotica in occasione di determinati climax che il film raggiunge.

Nota dolente: nel girare questo film (di cui vi dico solo che uno dei quattro protagonisti è Luca Barbareschi così vi fate un’idea) sono stati scannati un sacco di animali, grandi e piccini. Il tutto è ampiamente documentato all’interno della pellicola stessa e sarebbe ipocrita non sottolineare come la violenza su queste povere bestie sia uno dei contenuti chiave del film, nonchè forse la ragione principale per cui tale opera di Deodato è conosciuta (e censurata/bandita/vietata) in mezzo mondo.
Per la cronaca se ricordo bene vengono: spiattellato un mega ragno nero peloso, squartato un topo, decapitata una scimmietta, fatta a pezzi aperta ed eviscerata una tartaruga gigante, ucciso a fucilate un baby maiale. Tutti animali purtroppo vivi, vegeti e sani al momento dell’uccisione.
Questa cosa degli animali fa schifo sul serio, ve lo dico, e certo oggi non riuscirebbero più a girare roba del genere tanto facilmente. E meno male.

Per finire aggiungo che Deodato e la produzione subirono decine di denunce, sequestri e tagli di pellicola da parte di commissioni censura, ed un processo in cui furono invitati a far comparire in aula gli attori per mostrare che erano ancora in vita, datosi che si era scelto – a fini promozionali e pubblicitari – di farli sparire per un po’ dalla circolazione onde incrementare l’aura di mistero e maledizione aleggiante attorno alla pellicola.

Insomma un bel ceffone a mano aperta a molti dei cliché del cinema, un film estremo in molti sensi, direi pornografico (non proprio nel senso letterale) per come esibisce e mostra senza pudori le bassezze umane (ma pure le interiora).

Ah, da guardare prima dei pasti.

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